L’importanza delle Resilienza agricola per la salvaguardia dell’agricoltura e dei territori




I termini resilienza e agroecologia attualissimi e trasversali, poggiano le loro fondamenta su un principio primordiale di equilibrio tra sistema umano e sistema ambientale.


Con il passare del tempo, il cambio delle esigenze e soprattutto con il susseguirsi delle innovazioni, questo equilibrio è divenuto sempre più instabile generando delle modificazioni che hanno fortemente alterato l’idea identitaria della campagna.


In un contesto di reale equilibrio, l’innovazione si sarebbe intersecata tra natura, tradizione e cultura a suo favore, contribuendo ad incrementare i benefici che questa coordinazione generava per i territori ed i suoi uomini, senza comprometterne l’essenza come purtroppo oggi giorno troppo spesso accade.


Il modo in cui viene affrontato ogni cambiamento è la base per giungere al risultato atteso che nella migliore delle ipotesi si configura in un miglioramento aggiunto ad un livello di partenza lasciato inalterato poiché risultato funzionale fino ad allora.


La resilienza in ambito agricolo, infatti, oggi rappresenterebbe, insieme all’agroecologia, l’azione di massima prevenzione verso le crisi ambientali e alimentari che stanno interessando il nostro pianeta, agendo indirettamente anche sulle economie interne dei singoli territori grazie ad un tipo di agricoltura locale e contestualizzata dove la conoscenza del territorio fa da padrona e gestisce e regola i vari processi produttivi con la cura, l’amore e la dedizione che solo gli attori locali riescono a fornire.


In questo contesto gli agricoltori mediante le conoscenze pregresse e tramandate riescono a divenire dei veri e propri custodi di agrobiodiversità, indipendenti dal mercato globale ed in grado di sperimentare forme di agricoltura sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, ridando luce ai contesti territoriali di pertinenza e rendendoli produttivi e in grado di generare valore non solo sostenibili rispetto ai contributi comunitari.


Riuscire ad affrontare i cambiamenti senza perdere la propria identità con l’obiettivo principale di sfamare i popoli e con una produzione responsabile rivolta non solo al profitto in termini quantitativi ma anche e soprattutto producendo prodotti che contribuiscono effettivamente alla salute della persona è la vera resilienza agricola in grado di adattarsi ai cambiamenti.


Se ad una base teorica e pratica di questo tipo si aggiungessero puntualmente le innovazioni tecnologiche utili al perfezionamento produttivo e sostenibile dell’agricoltura si creerebbe un vero sistema agricolo in grado di sostentarsi autonomamente e migliorarsi giorno dopo giorno senza perdere il proprio volto identitario ma, in linea con il senso intrinseco di resilienza, migliorarsi e adattarsi ai cambiamenti mantenendo l’equilibrio e innovandosi con la tecnologia.


Il concetto di resilienza agricola si esprime al meglio quando l’adattarsi ai cambiamenti non preclude l’equilibrio tra sistema umano e territoriale, e sfrutta a pieno le innovazioni tecnologiche utili a generare un sistema produttivo in grado di sfamare i popoli e nutrirli con materie prime sane e sicure.


Si apprende dai giornali ed è palese, che in questa fase l’Italia non abbia un piano, ma chi deve pensare a trovarlo? Chi conosce profondamente i problemi del settore e ha le giuste competenze e vision per proporre delle soluzioni?

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